Lettera ai dissidenti della Lega Nord

 

 Martedì undici aprile, otto  e trenta del mattino,  mi reco al lavoro e come sempre, sono sintonizzato su Radio Radicale. Fra molti commenti relativi ai dati elettorali, spicca la notizia sulla manifestazione di dissenso da parte di alcuni militanti leghisti all’interno della sede di Via Bellerio. Per chi non conosce il microcosmo leghista, la notizia può sembrare priva di interesse, ma chi  ha vissuto e costruito la Lega da metà degli anni ottanta fino alla fine degli anni novanta coglie la straordinarietà del fatto.

Non si era mai verificato che vi fosse all’interno del  movimento di Umberto Bossi una manifestazione  come quella trasmessa da Radio Radicale.

Ho assistito a rare manifestazioni di coraggioso  dissenso individuale come quello di Corrado Galimberti al primo congresso della Lega Lombarda del 1989,  di gruppi consiliari leghisti all’interno di istituzioni come quello capeggiato dal compianto Franco Castellazzi,  all’inizio degli anni novanta.

Dichiarazioni in contrasto con la linea politica di Bossi da parte di colonnelli piu’ o meno autorevoli, moltiplicano espulsioni e purghe staliniane.

Un movimento come la Lega, strutturato in modo stalinista da un ex comunista come Umberto Bossi,  non ha mai tollerato la ben che minima sfumatura di pensiero all’interno del partito. Il numero degli espulsi rappresenta all’ennesima potenza il numero degli iscritti attuali, frutto di purghe, minacce , intimidazioni e la solita accusa di tradimento. Il pensiero unico ha contraddistinto la linea politica di un movimento a conduzione famigliare, guidato e (mal)gestito direttamente dalla cucina di casa Bossi in cui la meritocrazia, i valori morali, la serietà, la coerenza e la libertà di pensiero sono guardati con diffidenza. L’unica cosa richiesta è il fideismo, l’assoluta sudditanza al lider maximo di Gemonio, al quale qualche merito va riconosciuto, senza pero’ dimenticare che Bossi non sarebbe mai diventato Bossi senza l’impegno e i sacrifici di migliaia di militanti che hanno tolto tempo e denaro a lavoro, studi , famiglia  per la realizzazione di un sogno comune: la libertà delle regioni del nord.

 

 Alcuni anni fa, quando appartenevo al gruppo indipendentista dei parlamentari,  lamentavo la condizione di isolamento  del gruppo guidato da Borghezio. Non solo venivamo guardati con un atteggiamento di sufficienza mista a compatimento, ma a noi era precluso l’accesso a qualsiasi ruolo consultivo e men che meno decisionale. Eravamo utili quando si trattava di manifestare duramente, scomodi a tutti coloro che desideravano mediare con i partiti romani per poter accedere a ruoli istituzionali di rilievo o a consigli di amministrazione che garantissero lauti stipendi. La storia si ripete e le cose non cambiano perché lo strumento della gestione interna del dissenso e le espulsioni di massa cancellano ogni memoria storica e garantiscono l’autoconservazione del gruppo dirigente che da decenni continua ad essere lo stesso nonostante l’inesorabile perdita di consensi. Questi in sintesi alcuni dei motivi che hanno costretto molti di noi a lasciare con dolore quello che credevamo essere il nostro movimento, espropriati dello strumento e della libertà di poter continuare a batterci per quei diritti che da anni chiedevamo ci venissero riconosciuti La manifestazione di dissenso dei giorni successivi le elezioni politiche rappresenta, a questo punto, un segnale interessante di presa di coscienza della condizione del movimento ridotto a collettore del dissenso del Nord verso lo stato italiano. Tuttavia molti d noi che in passato hanno visto e denunciato in solitudine,  ma con uguale forza la svendita del movimento si chiedono se chi guida tale protesta intenda andare fino in fondo, quale sia l’obiettivo finale o se invece si tratti di un’ennesima gestione del dissenso interno affidata a un fedelissimo dei padroni del partito.  Ai “dissidenti”vogliamo dire che

molti di noi non si sono arresi. Dopo aver lottato e denunciato le stesse cose molti anni fa  hanno continuato a lottare per le idee di libertà della Lombardia e del Veneto in movimenti autonomisti-indipendentisti da noi fondati. Guardati con diffidenza dalla base leghista, spesso odiati da chi dovrebbe esserci ideologicamente vicino, non abbiamo mai contraccambiato gli stessi sentimenti a chi si è alleato a con Don Raffaè Lombardo, il siciliano. Semmai abbiamo denunciato pubblicamente il “grande inganno” in atto verso il Nord, le malversazioni a cui abbiamo assistito, perché il silenzio, il nascondere i panni sporchi non è da uomini liberi e non aiuta la causa. Semmai aiuta i malfattori che chiedendoci il silenzio in nome della fedeltà a Bossi e al suo partito(perché il partito è suo, non vostro!)e vi chiede di diventare complici delle sue “porcate”. Siamo invece impegnati a far crescere movimenti dove al posto di un “capo” c’è un segretario, dove il segretario è al servizio del movimento e non viceversa. Un movimento che indica ogni anno un congresso in cui tutti sono liberi di intervenire e soprattutto di votare a scrutinio segreto, dove non sia prevista quella pagliacciata sempre praticata nei congressi della Lega, dell’elezione per acclamazione, simile a un voto espresso con la pistola puntata; Dove ci si innamori di un’idea, di un programma e non di un uomo piu ‘o meno carismatico. Siamo un movimento che rifiuta il leaderismo perché fatto da uomini liberi. Leali al segretario eletto, fermo restando che il patrimonio è costituito dalle idee e dal movimento.

Abbiamo deciso di costruire movimenti nuovi perché abbiamo capito che cambiare le cose dal di dentro non era permesso, che l’unico modo di rimanere nel partito era tacere ed accettare.

Abbiamo fatto una scelta diversa, abbiamo deciso che non potevamo perdere tempo supplicando un congresso, un miglioramento della democrazia interna o quant’altro. Era urgente e piu’ importante la lotta politica a favore della nostra gente e della nostra terra.

Ci auguriamo che anche voi scopriate presto il gusto di lottare in un movimento libero che intende continuare a lottare per la libertà del Nord unendo tutti gli uomini e donne  del Lombardo Veneto.

Chi ha deciso e premeditato la fine della Lega Nord, chi ne ha acquisito il marchio,  confida che la fine del movimento coincida con la fine della battaglia combattuta da tutti noi.

Abbiamo una grande responsabilità: quella di salvaguardare e far crescere il patrimonio ideale e culturale della lotta autonomista-indipendentista. Noi lo facciamo da tempo con scarse risorse, grandi soddisfazioni e qualche risultato. Riusciamo a far sentire la nostra voce nei Comuni e nelle Province in cui abbiamo eletto i nostri rappresentanti e ci stiamo preparando alla competizione elettorale delle amministrative del 28 maggio. L’obiettivo da raggiungere ha bisogno di uomini e aggregazioni autenticamente indipendentiste e autonomiste disposti all’incontro e al confronto aperto all’unione di forze e di intenti.

Noi ci siamo, e voi?

 

 

 

 

 

 

 

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